
p 44 .
Paragrafo   4   .   La  critica  dell'economia  politica:   una   base

scientifica per la rivoluzione.

     
Introduzione.

La  concezione  materialistica  della  storia    un  punto  di  vista
filosofico  che,  per differenziarsi da quello degli idealisti  o  dei
filosofi  che comunque si sono limitati a interpretare il mondo,  ha
bisogno  di  una base materiale su cui fondarsi. Questa  base  -  come
abbiamo  visto  -  per  Marx  ed Engels  costituita  dalla  struttura
economica.  L'economia,  quindi, costituisce  nel  medesimo  tempo  il
fondamento  e  lo  strumento  di verifica  dell'intera  concezione
marxiana della realt.
     Una  volta messa a punto una teoria generale della storia e della
rivoluzione,  Marx riprende lo studio delle questioni  economiche  che
aveva intrapreso gi con i Manoscritti del 1844.
     Attraverso  una  serie di scritti - in parte  rimasti  inediti  -
Marx giunger alla formulazione pi completa delle sue analisi e delle
sue teorie economiche nei tre libri del Capitale.

Il valore.
     
La discussione sul significato e sulla determinazione del valore degli
oggetti   preliminare e fondamentale per qualsiasi discorso  di  tipo
economico.
     Gi  Aristotele - osserva Marx - aveva individuato negli  oggetti
una duplice forma di valore: il valore d'uso e il valore di scambio.
     
p 45 .

Valore d'uso e valore di scambio.
     
Poich duplice  l'uso di ogni bene [...]. L'uno  proprio della cosa
come  tale, l'altro non lo , come accade per un sandalo che serve  da
calzatura e che  scambiabile. Entrambi sono valori d'uso del  sandalo
poich  anche colui che scambia il sandalo con quello che  gli  manca,
pagina es. il nutrimento, fa uso del sandalo. Ma non nella sua maniera
d'uso  naturale.  Poich esso non esiste per amore dello  scambio.  Lo
stesso accade anche per gli altri beni(57).
     Queste parole di Aristotele - citate da Marx - chiariscono  molto
bene  la  differenza di funzione che un oggetto pu svolgere a seconda
che esso sia inserito o meno nel mercato, se cio  considerato o meno
una merce.
     Il  valore  d'uso  - scrive Marx - non esprime  un  rapporto  di
produzione  sociale: usare del grano, ad esempio,  per  preparare  un
cibo  e  quindi  gustare quel cibo non ci d nessuna  indicazione  sul
fatto  che  quel  grano sia stato coltivato da un  servo  della  gleba
russo,  da un mezzadro toscano o da un capitalista inglese. Lo  stesso
si  pu  dire  di  un  diamante:  quando  serve  come  valore  d'uso,
esteticamente o meccanicamente, al seno di una ragazza  allegra  o  in
mano a chi mola i vetri,  diamante e non merce(58).
     Il  valore  d'uso, per questa sua caratteristica, non    oggetto
dello  studio  dell'economia politica: esso, infatti - ripetiamolo  -,
prescinde dai modi di produzione.
     Quando,  invece,  io  pongo lo stesso  oggetto  sul  mercato  (lo
considero cio oggetto di scambio con altre merci) per determinarne il
valore  indispensabile collegarlo al processo produttivo.
     Mettiamo  che  un'oncia  d'oro,  una  tonnellata  di  ferro,  un
quarter  di  grano  e venti braccia di seta siano  valori  di  scambio
uguali,  cio  -  non  considerando il  loro  valore  d'uso  -  siano
equivalenti:  da  che  cosa  data questa loro equivalenza  per  cui
possiamo dire che un'oncia d'ora vale quanto una tonnellata di  ferro?
Assumendo  il punto di vista di A. Smith, Marx risponde  che  il  loro
valore     dato  dalla  quantit  di  lavoro  necessaria  alla   loro
produzione.
     Il  lavoro  per estrarre e fondere l'oro  completamente  diverso
da  quello  impiegato  per filare e tessere la seta;  ma  come  si  fa
astrazione  dal  valore  d'uso,  nella determinazione  del  valore  di
scambio  si  astrae anche dalla forma particolare del lavoro;  esso  
considerato come lavoro astrattamente generale.(59)
     Inoltre,  il  lavoro impiegato per produrre merci  completamente
diverso  da  quello che ha per scopo esclusivamente il  valore  d'uso:
quando  il  lavoro tende a soddisfare immediatamente  un  bisogno  (mi
costruisco un paio di sandali per indossarli), esso si svolge  in  una
dimensione  individuale; quando, invece,  finalizzato alla produzione
di merci esso si inserisce in una dimensione sociale.(60)
     
     
     p 46 .
     
     Quindi ci che determina il valore di una merce  la quantit  di
lavoro  sociale  astratto  necessario  a  produrla.  Per  chiarire   -
schematizzando  molto il pensiero di Marx - potremmo dire  che  quando
impieghiamo una quantit di grano per preparare un cibo  indifferente
il modo in cui il grano  stato prodotto, mentre quando lo acquistiamo
al  mercato  il  suo  prezzo  determinato dalla  quantit  di  lavoro
necessaria a produrlo. Inoltre si deve aggiungere che questa  quantit
non  coincide con la durata reale del tempo impiegato dal servo  della
gleba  o  dal salariato agricolo per produrlo: non si tratta, infatti,
di  misurare il lavoro individuale, bens il lavoro sociale,  per  cui
una  settimana  di  lavoro di un servo della gleba  pu  contenere  la
stessa  quantit di lavoro sociale astratto di una giornata di  lavoro
di  un  salariato  inglese.  Questo perch  il  lavoro  sociale  che
determina  la  produzione di quella quantit  di  grano  in  Russia  
costituito  esclusivamente dal lavoro del servo, che  si    costruito
attrezzi rudimentali e li ha usati, e da quello della moglie,  che  ha
tessuto  la stoffa per cucirgli i vestiti e gli ha cucinato  il  cibo;
mentre  alla  giornata di lavoro del salariato inglese  devono  essere
aggiunti  i  costi per procurargli il cibo e i vestiti  e  quelli  per
costruire le macchine complesse che egli usa.
     
Il denaro.
     
La  quantit di lavoro sociale astratto determina il valore di scambio
delle  merci e consente quindi di stabilire delle equivalenze. Abbiamo
gi  visto  che, ad esempio, si pu stabilire che un'oncia d'oro,  una
tonnellata  di  ferro,  un quarter di grano e venti  braccia  di  seta
abbiano valori di scambio uguali, cio il valore di ciascuna di queste
merci   uguale al valore di ciascun'altra. Se prendiamo una di  esse,
ad  esempio  l'oro,  e  la rapportiamo a tutte  le  altre,  avremo  la
seguente  tabella,  in  cui l'oro svolge la funzione  di  equivalente
generale,  cio il mezzo per misurare la quantit di  lavoro  sociale
astratto presente in ciascuna merce:
  1 tonnellata di ferro  =  1 oncia d'oro.
   1 quarter di grano  =  1 oncia d'oro.
   20 braccia di seta  =  1 oncia d'oro.
     Se  un quintale di caff ha lo stesso valore di scambio di cinque
braccia di seta potremo aggiungere alla tabella un nuovo rigo:
1 quintale di caff  =  1/4 di oncia d'oro.
     E  cos di seguito. Oppure potremo stabilire una formula generale
di equivalenza:
          y merce  =  x once d'oro
     L'equivalente  generale costituisce il denaro, cio  la  misura
dei  valori.  L'equazione  fra le merci  e  una  merce  specifica  che
costituisce l'equivalente generale determina il prezzo. Il prezzo 
la forma mutata nella quale appare il valore di scambio delle merci in
seno al processo di circolazione.(61)

p 47 .

Lo sfruttamento.
     
Il capitale
     
Il  denaro  pu essere trasformato in capitale. Con questo termine  si
intende  definire la quantit di ricchezza disponibile per  soddisfare
bisogni  futuri,(62)  cio  una  quantit  di  denaro  spendibile   in
qualsiasi momento.
     E'   evidente  la  differenza  fra  capitale  e  altre  forme  di
propriet, ad esempio la propriet fondiaria. Il capitale  anonimo  e
circola  liberamente  sui mercati, mentre  la  terra    legata  a  un
signore,  e  la  ricchezza che essa produce dipende dal  rapporto  del
signore non solo con la terra ma anche con i servi.(63)
     Nelle  tasche  dei mercanti o nei loro forzieri  c'  quindi  una
quantit  di  denaro  superiore  alle merci  circolanti  sui  mercati:
infatti  il  capitale   disponibile per acquistare  anche  merci  non
ancora prodotte. E' quindi necessario - osserva Marx - individuare  il
meccanismo  attraverso  il  quale il denaro,  cio  l'equivalente  del
valore di scambio di merci reali, pu trasformarsi in capitale.
     A  questo proposito egli individua due differenti modi in cui  il
denaro  presente sul mercato:
     -  il  primo    all'interno di quella  che  egli  chiama  forma
immediata della circolazione delle merci ed  espresso dalla  formula
M-D-M:  dalla vendita di una merce (M) si ricava denaro (D) che  viene
impiegato  per  l'acquisto  di un'altra  merce  (M);  ad  esempio,  un
contadino  vende del grano e con il ricavato acquista degli abiti;  in
questo  caso  il  denaro  assolve alla sua  funzione  di  equivalente
generale ed  solo una semplificazione nello scambio di una merce (il
grano) con un'altra (i vestiti).
     -  il  secondo   sintetizzato dalla formula D-M-D:  il  mercante
impiega il proprio denaro per acquistare una merce e poi rivenderla in
cambio di denaro, e dunque, anzich uno scambio di merce contro merce,
abbiamo  uno  scambio  di denaro contro denaro;  sennonch  in  questo
movimento  il denaro ricavato dalla vendita della merce  superiore  a
quello  impiegato  per  l'acquisto (ad esempio,  si  comprano  duemila
libbre di cotone per cento sterline e si rivendono per centodieci). La
formula quindi deve essere modificata in D-M-D', dove D' = D + D, cio
la  somma  originariamente anticipata pi un  incremento  (D).  Questo
incremento  chiamato da Marx plusvalore.
     Chiamo  plusvalore  (surplus  value)  questo  incremento,  ossia
questa  eccedenza sul valore originario. Quindi nella circolazione  il
valore  originariamente anticipato non solo si conserva,  ma  in  essa
altera  anche la propria grandezza di valore, aggiunge un  plusvalore,
ossia si valorizza. E questo movimento lo trasforma in capitale(64).
     Questo  aumento  di  valore  non pu  certamente  avvenire  nello
stesso denaro: infatti esso  solo il mezzo per pagare il prezzo della
merce;  il denaro nella sua propria forma  una grandezza di valore
immutabile. D'altro canto
     
     p 48 .
     
     la  valorizzazione  non pu avvenire nemmeno  nella  fase  finale
della  circolazione, quando cio la merce si trasforma in  D',  perch
questo  atto  di vendita fa ritornare la merce soltanto  dalla  forma
naturale  alla  forma di denaro (cio all'equivalente  in  denaro  di
quella merce). Dunque il cambiamento deve verificarsi nella merce che
vien comprata nel primo atto, D-M.(65)
     
Compera e vendita della forza-lavoro.
     
Anche  l'acquisto di una merce da parte del possessore di denaro (D-M)
non  pu avvenire, per, che attraverso una equivalenza fra il  valore
della  merce  e  quello  del denaro. Quindi anche  in  questa  fase  
impossibile quella valorizzazione capace di trasformare D in D'  (D  +
D).  A  meno  che  la merce acquistata non sia essa  stessa  fonte  di
valore, capace di creare valore.
     Abbiamo  visto  che il valore di una merce  dato dalla  quantit
di lavoro sociale astratto in essa contenuto; ebbene - osserva Marx  -
sul  mercato    presente una merce specifica che pu  creare  valore,
l'unica  che  pu  fare ci: essa  la capacit di lavoro,  ossia  la
forza-lavoro.(66)
     La  presenza  sul  mercato di questa merce specifica  deriva  dal
fatto  che  esiste chi non ha la possibilit di vendere  merci  nelle
quali  sia  oggettivato  il suo lavoro ed    pertanto  costretto  a
mettere in vendita, come merce, la sua stessa forza-lavoro, che esiste
soltanto nella sua corporeit vivente.(67)
     Sono  costretti  a  vendere  se  stessi  come  merce  quanti  non
possiedono  mezzi di produzione (materie prime, strumenti  di  lavoro,
eccetera)  che  consentirebbero loro di produrre merci distinte  dalla
propria forza-lavoro. Dovendo essi procurarsi i  mezzi di sussistenza,
sono  costretti  a  vendere la loro forza-lavoro.(68)  Questi  sono  i
proletari(69).
     Il  valore  di questa merce specifica  determinato  -  come  per
ogni merce - dalla quantit di lavoro sociale oggettivato in essa.  La
produzione  della forza-lavoro consiste semplicemente  nel  mantenerne
l'esistenza,  cio  nel  mantenere in vita, e in  grado  di  lavorare,
l'individuo:  Il valore della forza-lavoro  il valore dei  mezzi  di
sussistenza necessari per la conservazione del possessore della forza-
lavoro(70).
     Il   possessore   di   denaro  (cio  di  capitale,   quindi   il
capitalista)  acquista la forza-lavoro sul mercato del lavoro  per  un
corrispettivo equivalente al valore dei mezzi di sussistenza che  sono
necessari  al sostentamento del possessore della forza-lavoro  e  paga
questo valore sotto forma di salario.
     
     p 49 .
     
     Tutto questo processo, per, non spiega ancora la differenza  fra
D e D' che deve realizzarsi al momento dell'acquisto della merce M: il
salario  D,  infatti,  esattamente equivalente al valore delle  merci
che  il  capitalista  consente  - attraverso  il  salario,  appunto  -
all'operaio di acquistare per il proprio sostentamento.(71) Quindi  il
denaro che il capitalista versa al proletario sotto forma di salario 
equivalente al valore dei mezzi di sostentamento, che sono  merci  che
non possono produrre un aumento di valore.
     L'unico  anello della catena in cui  possibile la valorizzazione
del  denaro  del  capitalista  nell'uso della forza-lavoro  che  egli
acquista:  infatti la forza-lavoro non  una merce che viene rivenduta
cos  come  viene  acquistata, ma usata  per  produrre  le  merci  che
verranno  vendute;    possibile cos far produrre  alla  forza-lavoro
merci  che  abbiano  un valore superiore a quello dei  suoi  mezzi  di
sostentamento  (salario): questa differenza di valore -  come  abbiamo
visto  -    il  plusvalore,  cio una  quantit  di  valore  prodotto
dall'operaio senza che gli venga pagato.
     Del  resto  l'operaio  non vende al capitalista  i  prodotti  del
proprio  lavoro,  ma  solo  la propria capacit  di  produrli:  se  il
capitalista  riesce  a far produrre all'operaio merci  per  un  valore
superiore  a quello della sua forza-lavoro, il capitalista pu  trarne
un profitto, cio pu appropriarsi di una parte del valore delle merci
prodotte dall'operaio (la differenza D fra D e D'). In una parola:  il
capitalista sfrutta il lavoro dell'operaio.(72)
     Lo  sfruttamento  dell'uomo sull'uomo  compare,  quindi,  con  la
trasformazione in merce del lavoro umano.
     
La composizione organica del capitale.
(*  Questa parte (da pagina 49 a pagina 51), che non  essenziale alla
comprensione  del  pensiero di Marx, costituisce comunque  un  esempio
dell'analisi economica marxiana).
     
All'interno  del  processo produttivo, il capitalista  usa  la  forza-
lavoro  congiuntamente  ad  altri  mezzi  di  produzione  di   cui   
proprietario per averli acquistati con il proprio capitale  (cio  con
denaro  che  egli anticipa rispetto alle merci che intende produrre  e
vendere).
     Il   capitale   totale  (C)  investito  nella  produzione   viene
impiegato  in  maniera  articolata: innanzitutto    necessario  avere
edifici, macchinari e materie prime; Marx chiama il capitale investito
in ci capitale costante (c). Quindi si devono pagare i salari degli
operai;  Marx  chiama  il capitale investito a  tale  scopo  capitale
variabile  (v). Dunque all'inizio si ha C = c + v;  ad  esempio,  il
capitale  anticipato di cinquecento sterline  uguale a  410  sterline
(c)  pi 90 sterline (v). Alla fine del processo di produzione risulta
merce il cui valore  uguale a (c + v) + p, dove p  il plusvalore; ad
esempio (410 sterline
     
     p 50 .
     
       [c]  + 90 sterline [v]) + 90 sterline [p]. Il capitale C  si  
trasformato   in   C',  da  cinquecento  sterline   ne   sono   venute
cinquecentonovanta.  La  differenza  fra  i  due    uguale  a  p,  un
plusvalore   di  novanta.  Poich  il  valore  degli  elementi   della
produzione  uguale al valore del capitale anticipato,  in realt una
tautologia  dire  che l'eccedenza del valore del prodotto  sul  valore
degli  elementi della sua produzione  eguale alla valorizzazione  del
capitale  anticipato,  ossia  eguale al plusvalore  prodotto(73).  Il
valore delle merci prodotte  quindi c + v + pagina
     Essendo  (c  +  v) = C, possiamo scrivere il valore  delle  merci
prodotte anche con la formula C + pagina Ma alla composizione di C  le
due  parti  c  e  v  possono  concorrere  in  misura  diversa;  questa
composizione  espressa dalla formula C/(c + v). Il rapporto fra C e
(c  + v)  ovviamente 1, ma il rapporto fra C e c, come di conseguenza
quello fra C e v, pu variare. Questi rapporti determinano quella  che
  definita  la  composizione  organica del  capitale.  Si  tratta  di
un'equazione  molto importante, perch il processo di  meccanizzazione
dell'industria impone un progressivo incremento di c e una conseguente
diminuzione di v: cio una parte sempre maggiore del capitale totale C
impiegato  destinata all'acquisto di macchine e strumenti. Siccome la
valorizzazione  di C avviene attraverso il lavoro,  una  parte  sempre
minore di capitale (v)  destinata alla valorizzazione, cio ad essere
impiegata per la produzione di plusvalore.
     Infatti  -  osserva Marx - non  solo lo sfruttamento del  lavoro
salariato   a  determinare  il  saggio  (o  tasso)  di  profitto   del
capitalista, ma proprio la composizione organica del capitale.  Se  un
operaio  produce  merci per un valore pari al doppio del  suo  salario
egli  determina  un saggio di plusvalore del 100%,(74)  ma  lo  stesso
saggio di plusvalore pu produrre margini di profitto molto diversi  a
seconda  della  composizione del capitale impiegato.  Lo  stesso  Marx
spiega questo meccanismo con una tabella: Questo saggio di plusvalore
si  esprimerebbe  per, come si  visto, in saggi  di  profitto  molto
differenti a seconda delle diverse entit del capitale costante (c)  e
quindi del capitale complessivo (C), dato
che  il saggio di profitto       . Se il saggio di plusvalore (pv)  
del 100%, si

avranno le seguenti variazioni del saggio di profitto (p') [mantenendo
costante in 100 il salario operaio (v)]:
      se c = 50,  v = 100    quindi p' = 100/150 = 66 2/3 %
      se c = 100, v = 100    quindi p' = 100/200 = 50 %
      se c = 200, v = 100    quindi p' = 100/300 = 33 1/3 %
      se c = 300, v = 100    quindi p' = 100/400 = 25 %
      se c = 400, v = 100    quindi p' = 100/500 = 20 %(75).
     Quindi  - come abbiamo gi detto - con lo sviluppo industriale  e
con  l'introduzione  di  macchine  nuove  e  pi  costose  si  ha  una
progressiva diminuzione del profitto. Restando immutato il  grado  di
sfruttamento  del lavoro, questo saggio del plusvalore si esprimerebbe
quindi  in un saggio decrescente di profitto, poich insieme alla  sua
materiale entit si accresce pure, anche se
     
     p 51 .
     
     non  nella  stessa proporzione, l'entit del valore del  capitale
costante e, per conseguenza, del capitale complessivo(76).
     In  questa  situazione il capitalista si trova di  fronte  a  una
serie  di  possibili  scelte:  diminuire progressivamente  il  proprio
margine  di  profitto;  aumentare il saggio di plusvalore  (pv),  cio
sfruttare  di pi i lavoratori; vendere le proprie merci a  un  prezzo
pi alto.(77)
     Non    questa  la  sede per discutere delle scelte  operate  dal
capitalismo  nei secoli diciannovesimo e ventesimo, n per addentrarsi
nel  dibattito che si  svolto all'interno e al di fuori del  marxismo
sulla  caduta  tendenziale  del  saggio  di  profitto,  ma  possiamo
accennare  che  gi Marx, parlando appunto di tendenza  e  di  fattori
antagonisti  a  questa  tendenza,  non  pensava  a  una  meccanica   e
automatica  estinzione  del capitalismo  vittima  di  una  fatale  e
inesorabile sua legge interna.

Economia e filosofia.
     
L'analisi  economica  di  Marx acquista una sua  rilevanza  filosofica
proprio  perch - a differenza di quella degli economisti classici(78)
-  non si limita alla descrizione oggettiva delle leggi economiche e
a  eventuali  istanze di tipo morale sulle ingiustizie  della  societ
industriale moderna.
     L'economia  -  anche  secondo Marx - ha leggi  ferree,  ma  gli
oggetti  messi in relazione e descritti da queste leggi non sono  enti
inanimati  o  forze naturali (come i corpi e le forze  studiati  dalla
fisica  e  dalla chimica): sono uomini in carne ed ossa che -  seppure
ridotti  a merce - non perdono le facolt di pensare, di volere  e  di
agire.
     Le  leggi dell'economia hanno per questo una elasticit  e  una
sorta   di  fragilit  che  non  si  ritrovano  nelle  leggi   della
fisica(79):  le  prime, come le seconde, non si possono  rovesciare  o
ignorare, ma i processi economici, in misura molto maggiore di  quelli
fisici,  possono  essere  rallentati o  accelerati  dall'azione  degli
uomini. La societ industriale moderna, ad esempio, non pu sorgere se
non   dato un certo livello di sviluppo delle forze produttive e  dei
mezzi  di  produzione: ma l'iniziativa dell'uomo pu  favorire  questo
sviluppo (come  accaduto in Inghilterra con i provvedimenti a  favore
del  commercio  e  dell'industria), oppure rallentarlo  o  addirittura
impedirlo  (come  accaduto in Spagna con l'espulsione dei  maraos  e
dei moriscos)(80).
     
p 52 .

L'uomo e la scienza.
     
Il  fascino  che  la  scienza moderna e le sue  scoperte  e  conquiste
esercitano  su  Marx ed Engels , come vedremo pi  avanti,  fuori  di
dubbio.  Ma  c'  un  aspetto della lezione di Hegel  che  continua  a
influenzare  Marx - come aveva influenzato Feuerbach  -  anche  quando
egli  si  avventura nell'analisi, piena di formule matematiche,  delle
strutture  economiche:  la  centralit dell'uomo  e  la  sua  capacit
creativa.
     Nel riproporre questa centralit Marx va oltre l'elaborazione  di
Feuerbach:  l'antropologia  che Feuerbach  contrappone  alla  teologia
hegeliana  mantiene  la  freddezza  e  il  rigore  dell'astrazione
(l'uomo di cui egli parla - come faceva notare Max Stirner -  irreale
quanto  l'Assoluto e quanto il Dio di Hegel); la visione dell'uomo  di
Marx  si  configura, invece, piuttosto come umanesimo.  Abbiamo  usato
questo  termine per definire la filosofia dei sofisti,(81) secondo  la
quale  Protagora pensava all'uomo come misura di tutte le  cose,  in
grado  di  determinarne non solo la verit, ma l'esistenza stessa;(82)
fra gli umanisti del quindicesimo secolo abbiamo messo in evidenza  la
figura di Marsilio Ficino,(83) il quale - con la sua teoria dell'anima
come copula mundi - rendeva in qualche modo l'uomo indispensabile  per
lo stesso Dio, poich  l'uomo (la sua anima) che garantisce il legame
fra la divinit e le creature inferiori (materiali) del cosmo. Marx  -
come  i  sofisti e come gli umanisti dell'et della Rinascita -  vuole
liberare  l'uomo, condannato a scegliere fra essere una  pedina  nelle
mani  di  Dio o farsi dio lui stesso. L'idealismo hegeliano  e  -  sul
versante  opposto - l'illuminismo e il positivismo ponevano l'uomo  al
posto  di  Dio: un uomo capace di determinare o di dominare attraverso
la  scienza (nelle diverse accezioni di questa parola presso  Hegel  e
presso la tradizione illuminista) il Tutto; per Marx la scienza non  
uno  strumento  di dominio, ma di liberazione. La conoscenza  permette
all'uomo di scoprire la sua propria natura e di prendere coscienza dei
propri  bisogni,  senza  cadere  nelle robinsonate  del  liberalismo
illuminista(84) e nell'illusione di onnipotenza dell'idealismo  antico
e  moderno.  L'azione (la prassi) quotidiana, anche  se  molto  spesso
dolorosa   e  votata  alla  sconfitta,  pu  consentire  all'uomo   di
realizzare  la  propria natura, che da sempre tutti i  filosofi  hanno
identificato  con l'essere libero e padrone di s. Solo  emancipandosi
dalla condizione di merce l'uomo pu essere libero.
     Per  questo  il  comunismo  - cio l'abolizione  della  propriet
privata
     
     p 53 .
     
     dei  mezzi  di  produzione  (che  toglie  alla  forza-lavoro   il
carattere di merce per riconoscergli quello di produttrice di  valore)
e  la  ridistribuzione  di  tutto  il  valore  prodotto  fra  tutti  i
produttori   -    la  liberazione  non  solo  del  proletariato,   ma
dell'umanit intera dalle proprie catene.
